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HEADLINE NEWS

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2025 Sunbeam Tiger electric car concept

Friday, April 17, 2009

The 1925 Sunbeam Tiger was a supercharged V12 four-liter racing car, driven by Sir Henry Segrave at 145 mph (233 km/h) and was the smallest-engined car ever to hold the world land speed record. The Sunbeam Tiger electric sports car concept has been designed to "virtually" commemorate the 100th anniversary (1925-2025) of the Tiger's land speed record win. The Tiger concept car is powered by a Siemens 3 phase AC motor powering the rear wheels with a 26 kilowatt/hour lithium-titanate battery pack and has a curb weight of 600kg (1323lb).

The Sunbeam Tiger Concept is based on a tubular space frame chassis made from recycled aluminum, with other environmentally friendly materials used for many components, including vegetable oil resin body panels, soy foam seats covered in biofabric, natural fiber brake pads, eco-paint and cornstarch tires. The roll bars are built directly into the seat frame and the seat frame is built into the chassis for improved safety.

The car has an estimated performance of 0-60 mph in 2.3 seconds, an electronically limited top speed of 160mph and a driving range of about 800 miles between charges. The car's designer, Ryan Skelley, admits that he made a mistake when calculating the distance available on one charge but the saving grace is that this is a concept for 2025 and with the current progression of battery technology, he's sure that range will be achievable.

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NYT: L'accordo Chrysler-UAW è questione di giorni


Questione di giorni. Tra la Chrysler e i sindacati l'intesa è quasi fatta, come scrive il New York Times. La casa automobilistica è d'accordo ad offrire più del 20% delle proprie azioni al potente sindacato UAW come forma di pagamento per i 10,6 miliardi di dollari di debito accumulato nei confronti dei dipendenti per i benefit sull'assistenza sanitaria e il trattamento pensionistico. "Lasciamo lavorare Marchionne", dice Luca Cordero di Montezemolo mentre il Financial Times definisce l'ad di Fiat "un supereroe". La UAW non ha ancora ufficialmente accettato la proposta, ma si tratta di "attendere solo qualche giorno", scrive il NYT. L'accordo con i sindacati spianerebbe la strada all'alleanza tra Chrysler e Fiat, un deal che ha già ricevuto l'"endorsement" del presidente U.S.A., Barack Obama. Fiat dovrebbe avere il 20% del capitale di Chrysler, con l'opzione di salire ulteriormente. L'accelerazione nelle trattative tra Chrysler e sindacati è determinata dai tempi. Entro il 30 aprile, la casa automobilistica deve presentare un piano di ristrutturazione industriale sostenibile che, se approvato dalla Casa Bianca, consentirà a Chrysler di accedere a circa 6 miliardi di dollari di aiuti pubblici. E in una nota ai dipendenti - di cui l'agenzia di stampa Reuters è entrata in possesso - l'ad di Chrysler Bob Nardelli fa sapere che saranno il governo americano e la Fiat a nominare un nuovo cda dell'azienda americana, se l'accordo andrà in porto, assicurando la maggioranza dei posti a consiglieri indipendenti che non appartengono a nessuna delle due case automobilistiche. Il cda, continua Nardelli, avrà poi la responsabilità di nominare un presidente e, "in accordo con Fiat, selezionerà l'amministratore delegato". Resta aperto il problema dei creditori, ovvero i meggiori gruppi bancari americani che hanno già bocciato la proposta di conversione del debito avanzata dal governo, che in pratica avrebbe chiesto loro di accettare 15 cent per ogni dollaro investito, con una conseguente perdita dell'85% del valore dell'investimento. Una controfferta da parte di banche e hedge fund dovrebbe arrivare in settimana: il governo starebbe giocando tutte le carte a sua disposizione per convincere gli istituti di credito a convertire il debito. La task force starebbe - secondo indiscrezioni - facendo leva sugli aiuti pubblici ricevuti proprio dalle banche nell'ambito del TARP (Troubled Asset Relief Program) per costringerle a un intervento. I maggiori creditori di Chrysler sono JPMorgan, Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs che, complessivamente, hanno ottenuto dal governo fondi dal TARP per 90 miliardi di dollari. Sia JPMorgan sia Goldman Sachs hanno già manifestato la propria intenzione di restituire al governo quanto ottenuto direttamente, così da liberarsi dai paletti imposti dal governo e dalla sua influenza. Le autorità, comunque, non sembrano intenzione a voler perdere il controllo delle banche e starebbero valutando la possibilità di irrigidire i paletti fissati nell'ambito del programma di garanzie nell'emissione di bond da parte delle banche lanciato dalla FDIC (Federal Deposit Insurance Corp, l'agenzia federale di assicurazione sui depositi) in novembre.
(Fonte: www.nytimes.com - 17/4/2009)
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Automotive News: Fiat e UAW potrebbero diventare i due grandi azionisti di Chrysler

Thursday, April 16, 2009

Qualora la "Presidential Task Force on Autos" dovesse dare il sì al risanamento di Chrysler il prossimo 30 aprile, pare sempre più probabile che la proprietà dell’azienda verrà divisa tra Fiat ed il sindacato U.S.A. dei lavoratori dell'auto (UAW). Nel frattempo, il Tesoro americano continua a negoziare con i creditori di Chrysler per la conversione del debito in quote azionarie. Il comitato di rappresentanza degli istituti creditizi coinvolti nel finanziamento delle attività di Auburn Hills ha rifiutato la proposta del Tesoro di accettare un miliardo di dollari in cambio del debito ed entro qualche giorno il medesimo organo collegiale formulerà una controproposta di valore certamente superiore. Ma torniamo alla spartizione della torta. Secondo fonti interne ai negoziati che hanno rivelato alcuni dettagli ad Automotive News, l’UAW potrebbe entrare in possesso di una quota superiore al 20% della casa americana. Qualora l’ipotesi dovesse prendere corpo, si tratterebbe di uno share superiore a quello -iniziale- di Fiat. La "condicio sine qua non" è che l’UAW accetti la conversione del debito di Chrysler nei suoi confronti (la cifra corrisponde a 10,6 miliardi di dollari) in azioni. E Fiat? Lo schema sarà a grandi linee il seguente: Fiat entrerebbe in possesso del 20% di Chrysler al principio, per poi assumere il controllo di successivi slot ognuno del 5% sino a raggiungere il 35% della quota azionaria. In quel momento, prenderebbe il via la reciproca trasfusione di tecnologia tra i due gruppi che tante prospettive aprirebbe ad ambo i contraenti. Una terza, significativa fetta di Chrysler rimarrebbe in mano alla Task Force, in via provvisoria e cautelare: parte di questa quota sarà anche il 15% che Fiat acquisirà nella maniera suddetta. Qualora la manovra dovesse andare in porto, avremmo un consiglio d’amministrazione - composto da sette membri - costituito da rappresentanze di Fiat, UAW e della Task Force. E Marchionne, che ruolo giocherà? L’ipotesi che diventi CEO di Auburn Hills è tutt’altro che peregrina, anzi sembra assumere spessore. Ma la carica di amministratore delegato sarà molto probabilmente separata da quella di presidente (Bob Nardelli attualmente le ricopre entrambe, ndr), che dovrebbe essere riservata ad un americano.
(Fonte: www.autonews.com - 16/4/2009)
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Globe and Mail: per Marchionne addio a Chrysler senza tagli al costo del lavoro

Wednesday, April 15, 2009

"Siamo assolutamente pronti a mollare la presa su Chrysler, se entro fine mese i sindacati americani e canadesi non acconsentiranno a significative riduzioni del costo del lavoro. Non possiamo prendere un impegno verso l'azienda, a meno che non si intraveda la luce alla fine del tunnel". Non usa mezzi termini l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, che in un'intervista pubblicata sul sito web del giornale canadese "Globe and Mail" affronta il tema della joint-venture con Chrysler. Gli ostacoli all'accordo non riguradano solo i sindacati, ma anche le banche creditrici. "Al momento, le possibilità di finalizzare l'accordo con Chrysler sono del 50%", ci ha tenuto a precisare Marchionne, che è poi ritornato sulla questione del doppio incarico di amministratore delegato: "Di fondo è possibile, anche se la carica non ha importanza. Ciò che conta è che mi ascoltino, ma è possibile che debba dividere il mio tempo tra gestire Fiat e gestire Chrysler". Riuscire a chiudere l'accordo entro la data di scadenza imposta dalla task force di Obama appare a molti un'impresa davvero difficile. Ciononostante, non viene escluso che si possano celebrare le nozze anche dopo il 30 aprile.
(Fonte: www.theglobeandmail.com - 15/4/2009)
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Le tappe principali della storia di Chrysler nell'era Cerberus (maggio 2007 - aprile 2009)

Tuesday, April 14, 2009

Ecco le principali tappe della vita di Chrysler da quando la società di private equity Cerberus Capital Management ha rilevato una quota di controllo nel 2007.

2007
Maggio - La tedesca Daimler AG accetta di vendere una partecipazione dell'80,1% di Chrysler a Cerberus per 7,4 miliardi di dollari. Daimler mantiene una quota del 19,9% di Chrysler.

2008
Settembre - Daimler conferma i colloqui con Cerberus per cedere il rimanente 19,9%. 10 ottobre - General Motors è in trattative preliminari sull'eventuale acquisto della partecipazione in Chrysler, secondo fonti.
22 ottobre - Nissan Motor Co. propone di rilevare circa il 20% di Chrysler e di metterlo nell'alleanza franco-giapponese con Renault, secondo quanto riportato da Detroit News.
7 novembre - La sudcoreana Hyundai Motor Co. tratta con Cerberus per una possibile acquisizione del marchio Jeep e di altri eventuali asset di Chrysler. Lo stesso giorno, GM dice di aver accantonato l'idea di entrare nel capitale della concorrente U.S.A. . Il giorno seguente Hyundai nega un interesse.
13 novembre - Per Chrysler diventa necessario trovare fondi federali e un'alleanza con altre case automobilistiche statunitensi o straniere diventa fondamentale per la sua sopravvivenza, ammette l'AD Bob Nardelli.
26 novembre - Cerberus chiede a Daimler oltre 7 miliardi di dollari a causa delle perdite successive all'acquisizione della partecipazione nel 2007, riferisce Daimler. La casa tedesca respinge le accuse, giudicandole senza fondamento, e sottolinea che le pretese della società di private equity hanno complicato i colloqui per la cessione del rimanente 19,9%.

2009
2 gennaio - Chrysler riceve un prestito d'emergenza iniziale di 4 miliardi di dollari dal governo U.S.A. .
14 gennaio - Chrysler dice che non è sua intenzione vendere il marchio Jeep, in risposta a indiscrezioni stampa secondo cui Chrysler è in colloqui per cedere asset a Renault-Nissan e al fornitore di parti auto Magna International.
20 gennaio - La Fiat svela un accordo preliminare per rilevare una quota del 35% in Chrysler in cambio di accesso alla sua tecnologia e ai mercati oltremare.
16 marzo - La proposta di deal con Chrysler vale fino a 10 miliardi di dollari e potrebbe preservare 5.000 posti di lavoro nel Nord America, secondo quando dichiarato da Nardelli.
30 marzo - La task force per l'auto messa in piedi dall'amministrazione Obama respinge il piano di ristrutturazione e avverte che Chrysler potrebbe essere costretta a finire in bancarotta per ridurre i debiti. A Chrysler vengono concessi 30 giorni di tempo per concludere l'alleanza con Fiat, altrimenti rischia di essere tagliata fuori dagli aiuti del governo finendo quindi in liquidazione. Chrysler è alla ricerca di ulteriori 5 miliardi di dollari di fondi.
3 aprile - I creditori di Chrysler dialogano con il governo U.S.A. per trovare una soluzione per ridurre l'indebitamento di Chrysler, convertendo parte del debito in capitale, oppure in una quota inferiore di contante oppure in nuovo debito, secondo fonti.
13 aprile - Chrysler e Fiat discutono di un nuovo management e consiglio nell'ambito del progetto di alleanza. Secondo il Wall Street Journal i creditori di Chrysler starebbero lavorando a una controfferta da proporre al Tesoro U.S.A., in base alla quale i creditori potrebbero ricevere azioni del nuovo gruppo Chrysler-Fiat in cambio di concessioni.
(Fonte: http://uk.reuters.com - 14/4/2009)
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Automotive News: Marchionne potrebbe essere il nuovo AD Chrysler

Monday, April 13, 2009

Se si chiuderà positivamente l'accordo fra Fiat e Chrysler per l'alleanza fra i due gruppi automobilistici l'amministratore delegato della casa torinese Sergio Marchionne potrebbe ricoprire la carica di Amministratore Delegato della "nuova" casa automobilistica statunitense. Lo riporta oggi Automotive News citando fonti vicine al dossier, mentre Fiat si esprime con un "no comment" sulla notizia. Secondo quel che riporta Automotive News, dopo che verrà perfezionato l'accordo, il piano è di eleggere un board di sette membri che includerà rappresentanti di Fiat e probabilmente anche rappresentanti della task-force sul settore auto del presidente U.S.A. Barack Obama. Nel servizio di Automotive News, le fonti riferiscono che saranno divise le figure di amministratore delegato e presidente. Il presidente sarà statunitense e fra le opzioni in discussione c'è quella di affidare il ruolo di amministratore delegato a Marchionne. Automotive News riporta però che le due società devono affrontare grandi ostacoli per arrivare a un accordo. "La proprietà della futura Chrysler - si legge - è ancora soggetta a complesse trattative che coinvolgono Cerberus Capital Management LLP, Daimler, UAW e le grandi banche che detengono il debito di Chrysler". "Il 30 marzo Obama ha dato a Chrysler e Fiat sino alla fine di aprile per comprovare che la loro alleanza è praticabile - continua - Allora il governo garantirà a Chrysler fino a 6 miliardi di dollari di ulteriori prestiti. Chrysler ha già ricevuto 4 miliardi di dollari". Il 9 aprile scorso Marchionne si era nuovamente recato negli Stati Uniti per nuovi incontri con i vertici di Chrysler.
(Fonte: www.autonews.com - 13/4/2009)
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Associated Press: le auto piccole piaceranno agli americani?

Friday, April 10, 2009

Le "piccole" abbondano al New York International Auto Show, ma gli americani le compreranno? L'interrogativo circola sui siti U.S.A., mentre la Fiat fa valere il proprio know-how nelle vetture di piccola cilindrata e bassi consumi nelle trattative per l'alleanza con la Chrysler. Al salone newyorchese, racconta il cronista dell'Associated Press Dan Strumpf, la "piccola" che ha fatto più clamore è forse la Fiat 500: il presidente della Chrysler Jim Press ha sorpreso i giornalisti arrivando al palco a bordo di una 500 blu elettrico. La notizia trova spazio sul sito di Chicago Tribune e altri media U.S.A. . «Chrysler – scrive l'AP - rimproverata per essersi focalizzata troppo su camion e Suv, probabilmente porterà in America la 500 se completerà l'accordo con l'italiana Fiat e sopravviverà alle sue difficoltà finanziarie». Ma l'entusiasmo dei produttori, aggiunge, potrebbe non essere uguagliato da quello degli acquirenti. Secondo John Wolkonowicz, analista della IHS-Global Insight, attualmente non c'è nessun movimento verso le vetture più piccole. Per Tim Mahoney, vicepresidente senior della Subaru America, gli americani non vogliono auto piccole, ma vogliono risparmiare benzina. Quindi, a suo parere, i produttori devono trovare il modo di far consumare meno combustibile senza sacrificare la dimensione o il comfort dell'auto. L'AP cita la classica "soccer-mom", la mamma che accompagna i ragazzini agli allenamenti di calcio: non vorrebbe un'auto piccola semplicemente perché dentro non ci stanno i figli e i loro amici, che le mamme accompagnano a turno. I dubbi sull'esistenza di un buon mercato per le "piccole" negli Stati Uniti fanno da contrappeso ai segnali di fiducia sull'alleanza con Fiat lanciati dal capo della Chrysler e registrati dalla stampa U.S.A. . In un'intervista al Wall Street Journal, Jim Press aveva detto di non vedere alcun motivo per cui un accordo tra Chrysler e Fiat non possa andare in porto; arrivando su una Fiat 500 aveva voluto dimostrare «fiducia di come un'eventuale alleanza con Fiat possa essere forte». Segnali di fiducia nel raggiungimento di un accordo erano stati colti nei giorni scorsi dal Financial Times, che aveva segnalato come tra i concessionari Chrysler ci si attenda di avere modelli Fiat nelle showroom entro 18 mesi. Il Financial Times aveva messo in rilievo nel titolo che, secondo Press, la scadenza del 1° maggio posta dal Tesoro U.S.A. dà tutto il tempo per raggiungere un accordo con Fiat. Ma adesso c'è un'impasse nei colloqui tra il Tesoro e le banche coinvolte nel prestito alla Chrysler: «Chrysler, banche molto lontane nei colloqui», titolava ieri sera il WSJ: c'è un divario di molti miliardi di dollari su quale sarebbe il valore della casa automobilistica americana se fosse liquidata in bancarotta.
(Fonte: www.ap.org - 9/4/2009)
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