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US$3 LED light bulb lasts 60 years, could end battle of the bulbs

Friday, July 3, 2009

Cambridge University researchers have developed cheap, light-emitting diode (LED) bulbs that produce brilliant light but use very little electricity. They will cost just GBP2 (USD2.80) and last up to 60 years. The gallium nitride based bulbs are 12 times more efficient than conventional tungsten incandescent bulbs and three times more efficient than compact fluorescent low-energy bulbs. As well as lasting 100,000 hours, ten times as long as today's eco-bulbs, the LED bulbs do not contain mercury, so disposal is less damaging to the environment, they do not flicker and fully illuminate instantly, unlike the current generation of eco-bulbs.

The 100,000 hour LEDs use gallium nitride, a man-made semiconductor used to make light-emitting diodes. LEDs are currently available as replacement bulbs but they cost $25 - $50 each which makes them too expensive for widespread use. To achieve the price break through the Cambridge scientists have developed a process where they grow Gallium Nitride on silicon wafers instead of the current method, which requires sapphire wafers.

The 10-fold price reduction could slash household lighting bills by three-quarters. A manufacturer has begun work on production prototypes and the first bulbs could be in the shops within two years. The head of the Centre for Gallium Nitride, Professor Colin Humphreys, said: "This could well be the holy grail in terms of providing our lighting needs for the future."

"We are very close to achieving highly efficient, low-cost white LEDs. It is our belief they will render current energy-efficiency bulbs redundant."
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Japan Post to lease 40 EVs This Fiscal Year



Japan Post will lease 40 electric vehicles this fiscal year, with the first units in operation later this month.

The company is signing five-year leases for 20 units apiece of the Mitsubishi i-MiEV and the Subaru Plug-In Stella. The EVs will mainly be in use in its branches in Kanagawa Prefecture, where there is a recharging infrastructure.

Japan Post Services is also testing custom-built electric vehicles for mail pickup, and will also test the plug-in Prius from Toyota at the end of the year.

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Chrysler, Marchionne potrebbe tagliare modelli a breve


L'Ad Fiat, Sergio Marchionne, intende mettere ordine nei diversi modelli di auto di Chrysler in due settimane e questo, secondo gli esperti industriali, vorrà dire mettere da parte alcuni modelli per lanciarne altri nel giro di due anni. Marchionne ha preso le redini della società U.S.A. a giugno, a seguito di un accordo che ha portato la società italiana a detenere il 20% di Chrysler, con l'obiettivo di usare la propria tecnologia per riportare in salute il gruppo americano finito in fallimento. Secondo gli esperti del settore, nel breve termine Marchionne potrà solo scartare alcuni modelli o realizzare alcuni cambiamenti sulla performance e sui prezzi dei modelli esistenti, ma nel lungo termine il manager italiano ha l'opportunità di dare smalto ai brand Chrysler introducendo nuovi modelli con design più attraenti. "Marchionne potrebbe dovere prendere decisioni molto difficili su quali modelli eliminare nel breve termine", dice Adam Jonas, analista a Morgan Stanley. "Dovrà parlare con i suoi concessionari sopravvissuti". Il numero uno del Lingotto ha detto venerdì scorso che punta ad avere "almeno una roadmap dal punto di vista dei prodotti" in 14 giorni e oggi a Bloomberg ha aggiunto che intende decidere che cosa fare con i marchi Dodge e Alfa Romeo per la fine del mese. "Il punto in cui Chrysler si trova in questo momento è di completo stallo. Ha bisogno di una spinta", sottolinea Giuseppe Berta, docente di Storia contemporanea all'Università Bocconi di Milano. Il gruppo auto U.S.A. potrebbe vendere meno di un milione di veicoli negli U.S.A. quest'anno - aggiunge Brenta - rispetto agli oltre 2 milioni del 2007, prima dello scoppio della crisi economica. Gli sforzi di riconquistare la clientela si scontrano, tuttavia, con le linee vecchie e con i problemi finanziari del gruppo, che hanno portato a un taglio dei concessionari e danneggiato la fiducia nel marchio. Fiat, da parte sua, conta di produrre e vendere la Cinquecento negli Stati Uniti a partire dal 2011, così come il modello MiTo dell'Alfa e un nuovo modello che sarà annunciato a marzo. La Cinquecento dovrà però fare fronte alla concorrenza della Mini in città quali New York nella costa Est e anche nella costa Ovest degli Stati Uniti. Mini ha venduto circa 54mila auto negli U.S.A. l'anno scorso e, secondo gli analisti, con una rete di vendite pià vasta e un prezzo più contenuto, Fiat potrebbe raggiungere l'obiettivo di 80mila vetture. "I modelli Chrysler sono vecchi e hanno poco appeal sul mercato", aggiunge Brenta. "Marchionne dovrà lavorare a una soluzione ponte in estate che gli consenta di arrivare al 2011". Per realizzare nuovi modelli di auto Chrysler occorrono almeno due anni, dicono gli analisti. I modelli che potrebbero essere sospesi nel breve termine includono Sebring e Pt Cruiser, la Jeep Compass e Patriot, mentre il Dodge Caliber potrebbe essere accantonato o ripensato. Nel lungo termine, Marchionne ha bisogno di introdurre nuovi modelli e gli analisti sostengono che una possibile ripresa del mercato delle auto negli U.S.A. e la ristrutturazione del gruppo potrebbero dargli lo spazio vitale necessario a raggiungere questi obiettivi.
(Fonte: http://it.reuters.com - 1/7/2009)
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Printable batteries



For a long time, batteries were bulky and heavy. Now, a new cutting-edge battery is revolutionizing the field. It is thinner than a millimeter, lighter than a gram, and can be produced cost-effectively through a printing process.

Printable battery weigh less than a gram, is less than a millimeter thick and can be produced cost-effectively on a large scale. The battery contains no mercury and is in this respect environmentally friendly. Its voltage is 1.5 V, which lies within the normal range. By placing several batteries in series, voltages of 3 V, 4.5 V and 6 V can also be achieved.

The new type of battery is composed of different layers: a zinc anode and a manganese cathode, among others. Zinc and manganese react with one another and produce electricity. However, the anode and the cathode layer dissipate gradually during this chemical process. Therefore, the battery is suitable for applications which have a limited life span or a limited power requirement, for instance greeting cards. The batteries are printed using a silk-screen printing method similar to that used for t-shirts and signs.

A kind of rubber lip presses the printing paste through a screen onto the substrate. A template covers the areas that are not to be printed on. Through this process it is possible to apply comparatively large quantities of printing paste, and the individual layers are slightly thicker than a hair. The researchers have already produced the batteries on a laboratory scale. At the end of this year, the first products could possibly be finished.
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2009, anno della Fiat?

Thursday, July 2, 2009

Come verrà ricordato tra dieci anni il 2009 dell'auto? L'anno del grande crollo del mercato? L'anno del fallimento dell'auto americana? O l'anno in cui Fiat comprò la Chrysler? Le tre possibili risposte si intrecciano: la crisi delle vendite di auto in America, scese dagli oltre 16 milioni del 2007 ai probabili meno di dieci quest'anno, ha dato il colpo di grazia a General Motors e Chrysler, che hanno dovuto portare i libri in tribunale. Ed è per salvare quest'ultima che Obama ha accettato l'offerta Fiat. Per gli osservatori italiani questo è certamente un evento di portata storica, nonostante l'ultima acquisizione all'estero da parte della Fiat (la serba Zastava) risalga a meno di un anno fa. Marchionne ha condotto le trattative per l'operazione Chrysler con la consueta perizia, ma il difficile arriva adesso: rilanciare un'azienda che ha bruciato nel 2008 oltre 16 miliardi di dollari, depauperata dopo gli anni di gestione Daimler e Cerberus, con una gamma sbilanciata su Suv e minivan, ma carente nelle auto vere e proprie. Come ha sottolineato un recente report dell'agenzia di rating Fitch, i rischi non sono tanto finanziari quanto di «esecuzione» dell'operazione. Ovvero stanno nella difficoltà di farla funzionare. La squadra di Marchionne è già al lavoro da qualche settimana: «hit the ground running», dicono gli americani, ovvero «ha iniziato a correre appena atterrata». Il numero uno ha clonato oltre oceano la struttura Fiat del Group Executive Council (GEC) con una ventina di manager che rispondono direttamente a lui e un numero relativamente ristretto di uomini Fiat. Il rilancio industriale è stato reso un po' più complesso dal fatto di aver perso per strada un pezzo – quello di Opel – che sarebbe stato molto utile nella fase iniziale della ristrutturazione: al di là delle auto piccole a basso consumo, che possono appassionare Obama ma non corrispondono per ora ai gusti dei consumatori Usa, le vetture made in Germany sarebbero state utili per rinnovare la gamma delle berline medie dell'azienda U.S.A. . Al di là dei significati simbolici – il gruppo italiano dato per spacciato cinque anni fa che fa shopping sul più grande mercato mondiale – quanto pesa per Fiat l'operazione Chrysler? Dal punto di vista strategico, molto. Nel breve periodo, però, più sul tempo dei manager che sui conti. Per quanto importante, comunque, l'avventura americana è solo uno dei dossier sulla scrivania di Marchionne, il quale deve gestire un gruppo da 50 miliardi di fatturato i cui tre principali settori – auto, camion e veicoli industriali – sono tutti in profonda crisi. I costruttori tagliano ovunque per tenere i conti in nero (non molti ci riusciranno, e Fiat spera di essere tra questi). A Torino come altrove molti progetti restano bloccati: dopo l'Alfa Milano tra un anno e la Lancia Ypsilon tra due, non ci sono esordi di peso per cui sia stata fissata una data, e lo stesso Marchionne ha presentato al tavolo con Governo e sindacati un piano molto più generico che nei due incontri romani precedenti. Proprio il tema dell'occupazione sarà uno dei più caldi nella seconda metà dell'anno: le fermate produttive per far fronte al calo di vendite potrebbero esaurire i periodi di cassa integrazione ordinaria concessi dalla legge. Sarà davvero un anno "darwiniano", di selezione dei più forti, come ha detto il numero uno di Daimler, Dieter Zetsche? Vedremo un consolidamento a tappe forzate, come predice Sergio Marchionne? L'intervento dei Governi sulle due sponde dell'Atlantico sta frenando sicuramente la "selezione naturale": nessun politico vuol lasciare i posti di lavoro del settore auto (e dell'indotto) alla sola regolazione del mercato, soprattutto in tempi così difficili. Per ora sono le aziende in crisi come Chrysler o GM a fornire materiale per fusioni e acquisizioni: l'ex numero uno mondiale ha annunciato in poche settimane la vendita di Saab, Saturn e Hummer. A frenare le concentrazioni contribuisce la prudenza dettata dagli insuccessi passati, mentre sta venendo meno la resistenza delle grandi famiglie a cedere i loro imperi: gli Agnelli hanno detto di essere pronti a far scendere la loro quota nella divisione auto, e lo stesso hanno fatto i Peugeot (che hanno da pochi mesi cambiato il management). Proprio PSA Peugeot-Citroën, ma anche BMW e persino i giapponesi della Suzuki, sono stati inseriti (con vario grado di attendibilità) nel novero dei candidati per una nuova alleanza con il Lingotto. Una maxifusione europea, «sfumata» con Fiat-Opel, è forse solo questione di tempo.
(Fonte: www.motori24.ilsole24ore.com - 2/7/2009)
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Hitachi to Boost Li-Ion Battery Output 70 fold by 2015



Hitachi Ltd will invest US$207-310 million to increase production capacity for lithium-ion batteries for hybrid vehicles. Capacity will initially be raised more than 600% by next autumn. Hitachi has already received lithium ion battery orders for 100,000 hybrids from General Motors Corp for delivery next year. The company will bolster capacity to meet demand for 700,000 hybrids a year. Each vehicle is generally equipped with 30-50 lithium ion battery cells.

Hitachi will mass produce two new types of lithium ion batteries for use in next-generation hybrid vehicles. In addition to significant improvements in output density, they are half the weight and size of conventional nickel-metal hydride offerings.

Hitachi, who supply the battery pack in the Subaru Stella EV, is targeting a 70-fold increase in production by 2015 with Li-ion battery sales to hit US$1 billion in, representing about 16% of the projected global market by value.
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Marchionne: per ora niente spin-off di Fiat Auto

Wednesday, July 1, 2009

La Fiat non ha bisogno di liquidità nel secondo trimestre ha raggiunto gli obiettivi prefissati in termini di utile operativo, afferma Sergio Marchionne. "L'obiettivo - spiega l'Ad - era di migliorare nel secondo trimestre e cosi è. Siamo ok con l'utile operativo e abbiamo fiducia che genereremo il livello di cash flow richiesto". L'eventualità di uno scorporo di Fiat Auto con relativa quotazione in Borsa è sospesa dal momento che non è andata in porto l'offerta per Opel. "Abbiamo bisogno - aggiunge l'Ad - di un piano industriale chiaro per farlo. Opel sarebbe stata un'opportunità reale, che ci avrebbe permesso di raggiungere una produzione di 6 milioni di vetture, ma non ci siamo ancora". Il cda di Fiat, lo scorso 3 maggio, aveva annunciato che se la fusione con Opel fosse andata in porto, il gruppo sarebbe stato pronto a valutare varie operazioni societarie, compreso lo spin-off di Fiat Group Automobiles. Quanto alle alleanze, Marchionne ha spiegato che la Fiat non è alla ricerca di un altro partner in Europa o Asia. Il gruppo Chrysler - ha aggiunto - ha rallentato il ritmo con il quale utilizza la liquidità dopo il 10 giugno, giorno dell'accordo con Fiat. Marchionne, diventato Ad di Chrysler, ha anche annunciato l'intenzione, sebbene la casa statunitense non sia quotata su alcun mercato, di diffonderne i dati finanziari: "Sarebbe molto utile per il pubblico, e per le persone che hanno creduto in noi, inclusi i contribuenti, sapere quello che stiamo facendo", ha affermato il manager in un'intervista a Bloomberg. Per quanto riguarda la gestione dei brand Dodge e Alfa Romeo, Marchionne ha sottolineato che "il livello di concorrenza tra questi due marchi è tremendo perché si rivolgono entrambi agli stessi consumatori. Dodge è la 'muscle car' americana, mentre Alfa è la 'muscle car' europea. E' molto importante la modalità con cui incastreremo i due marchi". Una soluzione potrebbe essere vendere modelli dell'Alfa Romeo sotto il marchio Dodge in U.S.A. e veicoli Dodge come Alfa Romeo in Europa. Tra l'altro manager delle due case hanno sostenuto la possibilità di costruire una nuova auto negli Stati Uniti sulla base della piattaforma della nuova Alfa 149. Contestualmente Marchionne ha aggiunto che la Chrysler dovrebbe essere capace di prendere il controllo della sua rete di distribuzione europea per settembre, visto che determinate attività sono ancora controllate dalla Daimler, la casa tedesca proprietaria della casa di Auburn Hills dal 1998 al 2006.
(Fonte: www.repubblica.it - 1/7/2009)
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