Marchionne all'Economist: "Nessun impianto da chiudere, solo da snellire. Se Opel ha un'offerta migliore l'accetti".
Thursday, May 7, 2009
L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, intende snellire gli impianti piuttosto che chiuderli. Lo scrive l'Economist, in un articolo che uscirà domani e che riporta dichiarazioni dello stesso Marchionne, in relazione al piano del gruppo torinese per Opel. "Nel tempo - scrive il giornale inglese riferendendosi a Marchionne - intende ridurre la capacità combinata del 22%, ma specificando che lo farà attraverso lo snellimento degli impianti piuttosto che chiuderli. Ciò, ha aggiunto, è la strada migliore in Europa e permetterà di risparmiare 250 milioni di euro all'anno". "Sto offrendo al governo tedesco - aggiunge Marchionne citato dal giornale - una compagnia automobilistica effettivamente libera dai debiti e prenderò in carico le responsabilità Opel, comprese le pensioni. Ho detto loro: se avete un'offerta migliore, prendetela".
(Fonte: www.economist.com - 9/5/2009)
Closer look: the Tesla Model S

There is much excitement and publicity surrounding the launch of the long awaited all electric sedan from Tesla Motors and more details have emerged since the Tesla Model S was unveiled. The specs that have officially been announced are not yet substantial enough for a full technical review at this stage, but we do know that the EV sedan has a top speed of 130 mph, is capable of 0-60 in 5.6 seconds, charges in 45 minutes and has a 160 mile (256 km) range with the standard battery option. According to the company's website we can expect to see an AWD option somewhere in the future and although it's not not officially stated, according to reporters at the the unveiling who were able to question Tesla engineers the Model S will be rear wheel drive (RWD) in its standard configuration.
The five door sedan is designed to seat 5 adults and two children (though we're not clear on exactly how) Tesla says they will offer upgrade battery options for 230 miles (370 km) or 300 miles (480 km) on the standard 160 mile (256 km) range. No pricing or further details have yet been provided on these options. They claim the battery is 'swappable' in 5 minutes but we are left wondering if this means a 300 mile battery can be swapped into a car purchased with a 160 mile battery much like the Heuliez WILL. The company has announced plans to rent or lease high capacity battery packs which offer a 300-mile range but it's not clear if these can be rented for a weekend trip and returned when you go back to your week day commute.
While the 160 mile 'Standard' Model S comes with a 42 kw/hr battery pack the larger 300 mile battery pack is 70kw/hr and weighs 1200lb (544 kg). It is made up of 8000 cells compared to the 6800 in the Roadster. With the larger battery included the Model S weighs in at 3825 lb (1734 kg). The lithium-ion batteries are mounted under the floorpan for an ultra-low center of gravity and the majority of its chassis and body panels are made of lightweight aluminum to keep the vehicle's overall weight reasonable. There will be a significant weight difference across the range of battery sizes which may pose a challenge to the Tesla chassis engineers if the various sized packs can be “hot swapped” as installing the larger 300 mile battery will be like putting a load into a truck - it's almost double the weight of the smallest pack.
The Model S carries an on board battery charger that will work with 120, 240 and 480 Volt outlets. Using 480v the charger offers 'QuickCharge' which can fully charge the battery in 45 mins (we presume that means the smaller 45kw/hr pack).
Reportedly (but again not confirmed by the website information), the Model S will be powered by a water cooled 300 hp (220 kw) electric motor with 400ft/lb (541 Nm) from zero rpm. We do know the Tesla Model S comes with the same type of single speed transmission found in the Roadster but the only official word on the motor is that it will be a “proven powertrain from a leading EV manufacturer”.
The prospect of an All wheel drive (AWD) version will be something to look forward to if Tesla use the same 300 hp motor front and rear giving a total of potentially 600 hp. While adding AWD capability to an EV is much simplified compared to a combustion engine vehicle it also adds weight to the vehicle with the second motor and transmission. Perhaps the AWD version is the the one referred to as the future 'performance' version of the Model S capable of sub 5 sec 0-60 times.
Inside, there are no dash board controls to speak of. Every button has been replaced by a 17″ 3G capable touchscreen computer.
The Drag coefficient of “around” 0.26 is equal to the current Toyota Prius and a significant improvement over the Roadster at 0.35.
For USD$57,400 ($49,900 if you factor in a federal tax credit of $7,500) Tesla aims to offer the car for sale in late 2011. The company has taken over 500 reservations in the first week and plans to produce around 20,000 units per year. Unlike Fisker who have sub contracted vehicle production to the same company that builds the Porsche Boxster, or the recently announced Detroit Electric partnership with Proton, Tesla want to go it alone. Despite the recent downturn in global auto sales leading to an enormous amounts of idled automotive manufacturing capacity, Tesla have decided to take the hard road and start from scratch with the construction of a green field automotive manufacturing site, pending government funding and the selection of a site. Tesla were in fact scheduled to begin construction of the Model S factory on the first site chosen for Model S production in Albuquerque New Mexico back in April 2007, but that never commenced. Lets hope the late 2011 delivery date for the Model S is not delayed to the same extent.
Marchionne: «Sarò io l'ad di Chrysler. Saab opportunità interessante»
Wednesday, May 6, 2009
Sergio Marchionne diventerà l'amministratore delegato di Chrylser: lo ha detto, in un'intervista a Bloomberg, lo stesso Marchionne, che in questi giorni è a Detroit per incontrare manager di Chrysler e lavorare alla definizione dell'alleanza industriale, forte anche del via libera del tribunale fallimentare di New York ad una ristrutturazione rapida della casa americana che spiana la strada all'alleanza. Una decisione, quella della Corte newyorkese, accolta con soddisfazione dalla Casa Bianca, che punta a far uscire Chrylser dal "Chpater 11" entro 60 giorni. Marchionne si dice fiducioso che l'uscita possa avvenire anche prima del termine fissato da Washington. Il tribunale per la bancarotta di New York ha dato il via libera alla procedura accelerata per la ristrutturazione della più piccola delle tre sorelle di Detroit: al termine di un'udienza durata oltre otto ore Arthur Gonzalez, il giudice che si occupa del dossier Chrylser, ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta dalla maggior parte degli asset della società, con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti, mentre una settimana dopo, il 27, sarà decretato il vincitore. Respingendo le obiezioni sollevate da un gruppo di creditori, Gonzalez spiana così la strada all'alleanza fra Fiat e Chrysler, appoggiando il piano dell'amministrazione americana. Chrysler propone di cedere i propri asset a una nuova società controllata da Fiat, dal sindacato United Auto Workers (UAW), dal Tesoro americano e dal governo canadese. Una volta conclusa l'asta, la vendita dovrà essere completata entro il 15 giugno, con un'estensione di 30 giorni per le autorizzazioni necessarie. Per gli asset di Chrysler l'offerta di Fiat sarà di 2 miliardi di dollari. Se tutto procederà come previsto, Fiat si troverà inizialmente in mano il 20% della nuova Chrysler con la possibilità di salire al 35%, contro il 55% del Veba, l'8% del Tesoro americano e il 2% del governo canadese. L'obiettivo dell'amministrazione Obama è quello di far uscire Chrysler dal Chapter 11, cioè l'amministrazione controllata, entro la fine di giugno lanciando la nuova Chrysler, alleggerita della gran parte del debito e alleata con il Lingotto. Un'alleanza che darà vita al sesto gruppo automobilistico al mondo e che - se i piani di Marchionne andranno avanti - potrebbe presto includere anche GM Europe e GM America Latina.
La Fiat ha tenuto dei colloqui con il governo svedese in merito al potenziale acquisto della Saab Automobile ed ha ricevuto una risposta positiva. Ad affermarlo, citando fonti ben informate, è oggi il quotidiano Dagens Industri. La casa scandinava in amministrazione controllata del gruppo General Motors, è favorevole a parlare con Fiat su una possibile acquisizione. Così un portavoce della società, che ha precisato che Fiat non è tra i 10 candidati in lizza per rilevare Saab. «Siamo comunque aperti a colloqui se Fiat fosse disponibile, siamo favorevoli a un dialogo», ha detto il portavoce. Saab punta a ottenere il via libera dal Tribunale per un periodo prolungato di tutela dai creditori e, in questo ambito, «la questione della proprietà è molto importante». GM ha messo in vendita Saab a inizio anno. Marchionne: Saab opportunità interessante. Fiat interessata anche alla Saab. La Fiat è interessata al marchio Saab, ha detto Marchionne, secondo il quale Saab è troppo piccola per competere da sola nell'industria automobilistica. Saab è uno dei marchi di cui General Motors vorrebbe disfarsi. «E' un'opportunità interessante - ha detto Marchionne - Il marchio comunque è troppo piccolo per competere nel mercato automobilistico di massa. Potremmo unire Saab con un altro marchio. Negli U.S.A. Saab ha una rete di vendita, sarebbe un peccato lasciarsela sfuggire». La Saab - riporta Automotive News - darebbe il benvenuto a eventuali trattative con Fiat che, comunque, non figura fra i 10 offerenti per rilevare il gruppo e non ha avviato - aggiunge il quotidiano - contatti con il management della società. «Noi siamo aperti a discutere. Se Fiat facesse la sua apparizione sulla scena, le daremmo il benvenuto» dice, un portavoce di Saab.
(Fonte: www.ilmessaggero.it - 6/5/2009)
Carl Edwards drives 2010 Ford Fusion Hybrid 1445.7 miles on a single tank
Tuesday, May 5, 2009
A team of Ford hybrid engineers, a fuel efficiency expert and a NASCAR star have driven a 2010 Ford Fusion Hybrid 1445.7 miles (2313.12 km) on a single 17.5 US gallon (66.24 Liter) tank of gasoline using Eco-Driving techniques. That's an average of 81.5 mpg (2.88 l/100 km), not bad from a totally standard production car. The 1,000-Mile Challenge started at 8:15 a.m. on Saturday, April 25, from Mount Vernon, Va., the car finally ran out of gas and battery power on April 28th at 5:37 am EST in Washington, D.C.
The distance surpassed Ford's target by over 40% in a PR exercise designed to highlight the role of the driver in achieving fuel efficiency as well as to showcase the car (and raise money for the Juvenile Diabetes Research Foundation in the process).
The team crossed the 1000 mile mark with NASCAR star Carl Edwards behind the wheel, fresh from his barrel rolling exhibition at Talladega, and the team also included world-record breaking Wayne Gerdes who has turned hypermiling into a sport (the record is 2,254.4 miles – 3,607 km – on a single tank of fuel set in a 2001 Honda Insight Hybrid in 2006).
* Eco-driving tips: Slowing down and maintaining even throttle pressure;
* Gradually accelerating and smoothly braking;
* Maintaining a safe distance between vehicles and anticipating traffic conditions;
* Coasting up to red lights and stop signs to avoid fuel waste and brake wear;
* Minimize use of heater and air conditioning to reduce the load on the engine;
* Close windows at high speeds to reduce aerodynamic drag;
* Applying the “Pulse and Glide” technique while maintaining the flow of traffic;
* Minimize excessive engine workload by using the vehicle’s kinetic forward motion to climb hills, and use downhill momentum to build speed; and
* Avoiding bumps and potholes that can reduce momentum
Marchionne a "Bild": "Faremo un gruppo paneuropeo".

Un compito non facile quello di Sergio Marchionne: conquistare i tedeschi. In Germania per trattare l'accordo con Opel, l'amministratore delegato di Fiat ha rilasciato un'intervista al quotidiano "Bild" in cui, oltre illustrare il suo piano, cerca di superare la diffidenza dei tedeschi e di fare il punto su alcuni temi caldi. Riportiamo di seguito i passaggi più interessanti.
L'industria dell'auto è in crisi, perché creare proprio adesso un nuovo Gruppo automobilistico?
È questo il momento giusto! La crisi finanziaria ha messo sottosopra l'economia mondiale. Due anni fa i maggiori produttori erano americani, oggi stanno dietro. La soluzione che stiamo trattando è la migliore per i Paesi coinvolti: Germania, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Svezia, Belgio, Polonia e Stati Uniti. Non riguarda solo la Germania e l'Italia: è una soluzione paneuropea!
La Opel sopravviverà?
Nelle mani giuste, la Opel ha un ottimo futuro davanti a sé. La qualità delle auto è indubbia, però le vendite non sono dello stesso livello. Il management della Opel sta lavorando bene e noi vogliamo aiutarlo.
Fiat e Opel producono auto molto simili: c'è il rischio di sovrapposizione?
Io non la penso così. Ma quello che è davvero importante è che potremo costruire auto su piattaforme comuni risparmiando moltissimo, così come già facciamo con la Grande Punto e la Corsa.
I sindacati temono che l'accordo con Fiat possa portare a licenziamenti collettivi. Come rispondete?
Non chiuderemo nessuno dei quattro impianti Opel in Germania, però naturalmente dovremo ridurre il personale. Opel non potrà mai guadagnare se non diventa più snella. Mi dispiace, ma questa è la realtà.
Il Governo tedesco favorisce manifestamente la Magna per un ingresso in Opel. Come lo convincerete?
La Magna vuole accedere a Opel con l'aiuto russo. Se il Governo tedesco la trovasse una buona soluzione mi sorprenderei. Il nostro piano è formare un vero grande gruppo europeo che abbia successo in tutto il mondo. Con Chrysler e Opel, Fiat diventerebbe il secondo gruppo mondiale!
Vi accusano di voler accedere agli aiuti statali tedeschi...
Ma se siamo l'unico costruttore europeo che non ha chiesto aiuti di Stato!
In Germania inizia la campagna elettorale. Questo renderà i negoziati più difficili?
Purtroppo, non li rende più facili. Ma io cerco di convincere con i fatti. La politica dei partiti non dovrebbe giocare un ruolo determinante.
Conosce il gioco di parole secondo cui Fiat sarebbe l'acronimo di "Fehler in allen Teilen" (= "Errori da tutte le parti")?
Quello è il passato! Fiat oggi è un'azienda completamente diversa che produce auto totalmente differenti rispetto a qualche anno fa. Abbiamo triplicato le nostre vendite in Germania, quindi la nostra immagine non può essere così negativa.
I lavoratori tedeschi temono di essere "comandati" dagli italiani...
Io sono canadese. Per la Fiat lavorano oggi 200.000 persone e non sono certo tutte italiane. Siamo un'azienda internazionale che ha sede in Italia. Per me la sede centrale del nuovo Gruppo Fiat-Opel potrebbe essere sia in Germania sia in Italia.
(Fonte: www.bild.de - 5/5/2009)
Fiat-Opel: Berlino giudica interessante il piano Marchionne
Monday, May 4, 2009
La Fiat ha un piano "interessante", che adesso deve essere "valorizzato". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg in una conferenza stampa seguita all'incontro con l'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne. Guttenberg ha aggiunto che l'ad di Fiat gli ha detto che la Fiat vuole comprare Opel senza indebitamento. Il piano della Fiat per una possibile acquisizione della Opel prevede inoltre riduzioni di posti di lavoro presso uno solo dei quattro impianti produttivi che la casa automobilistica tedesca, controllata dalla General Motors, ha in Germania. Durante l'incontro Marchionne ha infatti assicurato che nessuno stabilimento sarà chiuso. Il piano della Fiat prevede poi garanzie statali a livello europeo per 5-7 miliardi di euro, cifra che si riferisce all'indebitamento della casa madre General Motors e include anche la parte pensionistica. Il ministro ha inoltre precisato di attendersi a questo punto un "piano più dettagliato" da parte del fornitore austro-canadese Magna, concorrente di Fiat nella corsa a Opel. In ogni caso, ha aggiunto, "oggi non è il giorno delle deliberazioni" anche se il governo tedesco punta a "una decisione in tempi rapidi". Berlino detta condizioni molto precise agli aspiranti acquirenti: "Tutti gli impianti Opel in Germania devono essere mantenuti e chi punta ad acquistare l'azienda deve anche specificare il luogo della sede della nuova società", ha detto il ministro degli Esteri tedesco e vice cancelliere, Frank-Walter Steinmeier. Inoltre, "dovrebbe essere mantenuto il marchio Opel". Secondo indiscrezioni di fonte sindacale, intanto la Fiat avrebbe aumentato la sua offerta per l'acquisizione di Opel a un miliardo di euro. Lo afferma il rappresentante sindacale Opel presso lo stabilimento di Bochum, nella Germania Ovest. "Fiat - afferma il sindacalista citato dall'agenzia di stampa francese Afp - ha alzato di poco la sua offerta a un miliardo di euro". Un altro rappresentante sindacale, Armin Schild, aveva precedentemente affermato che l'offerta del gruppo torinese era di 750 milioni di euro. Ma per i sindacati anche un miliardo di euro non è abbastanza, dato che Opel necessita di circa 3,3 miliardi per tornare a essere competitiva. Intanto il portavoce del ministero svedese dell'Industria Hakan Lind ha fatto sapere che Fiat ha avuto contatti con il governo svedese per discutere del marchio automobilistico Saab, di cui General Motors ha detto di volersi disfare entro fine anno. "Abbiamo avuto contatti con Fiat", e "l'incontro è stato su Saab", ha detto Lind. I contatti - scrive l'agenzia Reuters - risalirebbero a circa due settimane fa e ad essi non è seguita alcuna decisione concreta.
(Fonte: www.repubblica.it - 4/5/2009)
Marchionne: «Fiat-Chrysler matrimonio perfetto. Adesso Opel, partner ideale»
Friday, May 1, 2009
«Adesso non possiamo sbagliare, siamo sotto la lente del mondo intero, tutti ci guardano e la responsabilità è enorme. Per riuscire dobbiamo restare umili e non farci illusioni perché il lavoro non sarà facile». Sergio Marchionne è felice, non lo vuole dire, ripete che come premio spera soltanto di riuscire a dormire. E’ a New York, sta per salire sull’aereo che lo riporterà in Italia dopo aver concluso le nozze con l’americana Chrysler. Tossisce continuamente per la stanchezza ma non smette mai di parlare: «È stato un processo che avevamo cominciato ad immaginare un anno fa, ci abbiamo lavorato giorno e notte, ho sputato sangue, e devo dire che la situazione del mercato ci ha indubbiamente aiutato molto. La crisi americana ha costruito una condizione di possibilità e ha aperto delle opportunità a noi favorevoli, ma le abbiamo potute cogliere perché avevamo le idee chiare, un progetto valido in testa. Tutto questo è accaduto perché negli ultimi cinque anni avevamo sviluppato le motorizzazioni giuste, un approccio e un impegno per l’ambiente che oggi l’America voleva e di cui aveva bisogno. Così è nato un matrimonio perfetto, con una serie di incastri e di coincidenze irripetibili. Sapevo che la storia non ci avrebbe dato un’altra possibilità. Così, se non ce l’avessimo fatta, sarebbe stato un grandissimo peccato e le conseguenze negative le avrebbero pagate sia la Fiat sia la Chrysler. Invece questa unione porterà benefici ad entrambi, è una cosa che è riuscita perché non c’è stata arroganza ma tanto lavoro e una grandissima serietà e uno sforzo immenso del governo americano». Alle dieci del mattino aveva firmato l’accordo, ma anche in quel momento non era riuscito a gioire: «A dire la verità c’erano ancora dei punti aperti, così mentre firmavo speravo valesse qualcosa, ma non c’era ancora certezza. Poi ho passato due ore a Washington ad aspettare le parole di Barack Obama, l’annuncio dell’Amministrazione. A mezzogiorno finalmente ho potuto liberare l’emozione: ce l’avevamo fatta. La Fiat ritorna negli Stati Uniti dopo anni di lontananza, dopo essere andata via in modo poco piacevole, ma torna con un know-how di valore e con gli occhi dell’America e del mondo addosso». L’amministratore delegato del gruppo torinese sente più di tutto la responsabilità della sfida: «Non possiamo sbagliare: da quando un mese fa Obama ha parlato della Fiat ha scommesso su di noi, da quel momento su di noi si sono concentrate una pressione e una responsabilità fortissime, ci è richiesto un impegno straordinario. L’obiettivo è rafforzare la Fiat e dare la possibilità a Chrysler di risanarsi». L’accordo con la Chrysler per Sergio Marchionne, emigrato in Canada dall’Abruzzo insieme ai genitori quando aveva quattordici anni, non è stato soltanto una grande operazione manageriale ed economica ma anche una rivincita della vita: «Sono cresciuto parlando un inglese con un marcatissimo accento italiano. Ci ho messo più di sei anni a perderlo, ma sono stati sei anni persi con le ragazze. L’imbarazzo di aprire bocca mi paralizzava. Pensavo che il sistema americano fosse aperto ma da emigrante non avrei mai immaginato fino a questo punto. E’ cambiato il mondo e questa volta mi sono trovato a parlare con l’accento giusto». Sergio Marchionne percorre l’America avanti e indietro da un vita, ma ripete continuamente, tra un colpo di tosse e l’altro, che ha scoperto un Paese diverso, profondamente cambiato: «Ma lo hanno fatto restando fedeli al loro Dna: capacità di risanarsi, di mettersi in discussione e cambiare strada per ripartire, di creare nuove basi per il futuro. Certo l’America ha pregi e difetti, ma Obama in questi cento giorni ha mostrato una straordinaria capacità di visione, una chiarezza di idee e obiettivi che mi ha impressionato e non si è fatto bloccare da pregiudizi o convenienze politiche. Ha fatto un passo enorme: ha accettato di farsi aiutare da un gruppo straniero per salvare Chrysler e ci ha messo i soldi. A noi hanno chiesto tecnologia e capacità gestionali e su questo non possiamo deluderli». Prima di ripartire insieme ad Alfredo Altavilla, che lo ha accompagnato in tutta la trattativa, ha fatto tappa a New York: «Ero su Park Avenue e mi sono fermato a guardare l’edificio dove cinque anni fa avevamo fatto la trattativa con la General Motors, dove avevamo chiuso il nostro rapporto americano riuscendo a portare a casa due miliardi di dollari. Era il 14 febbraio del 2005, il giorno di San Valentino, e mai avrei immaginato che saremmo tornati in America per sposarci. Ma questo ci dice molto della vita, ci dice che bisogna essere pronti a tutto, essere preparati e flessibili per cogliere ogni opportunità». Ora per l’uomo che non mette mai la cravatta - «Neanche per la firma, neanche quando mi sono seduto a discutere al Tesoro con Timothy Geithner. Sono sempre restato fedele al mio maglione» - si apre una stagione nuova: «Dovrò dividere il mio tempo e la mia vita tra l’Europa e gli Stati Uniti, lo facevo già, ma ora c’è un impegno aggiuntivo e succederà ancora di più». Tossisce di nuovo: «Certo dovrò alleggerire certe cose che facevo perché ho raggiunto i miei limiti fisici e di più non posso chiedere a me stesso». Racconta che non vede l’ora di salire in aereo: «E’ piccolo e scomodo ma devo dormire a tutti i costi e riuscire a dormire sarà il mio modo di festeggiare». Atterrato da questa parte dell’oceano, di nuovo non ci sarà molto tempo per dormire perché la partita non è finita: «Adesso dobbiamo concentrarci sulla Opel: sono loro i nostri partner ideali». E’ a conoscenza delle preoccupazioni italiane che l’ingresso in America possa significare un disimpegno della Fiat nel nostro Paese e non si tira indietro: «Non ho mai abbandonato nemmeno per un secondo l’impegno verso il sistema italiano ma insieme ai sindacati e al governo dobbiamo essere capaci di affrontare i problemi strutturali in modo responsabile, tenendo fede a tutti gli impegni con i dipendenti. Però non possiamo non guardare ad una domanda che è calata. L’esempio che ci viene da Obama è che dobbiamo mantenere e rafforzare l’industria del Paese ma riconoscendo la realtà delle cose. Un percorso che faremo nel rispetto delle specificità del sistema europeo e del nostro radicamento italiano. Non sono diventato Marchionne l’Americano».
(Fonte: www.lastampa.it - 1/5/2009)





