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Fiat valuta l'ingresso nella IndyCar nel 2011

Tuesday, February 10, 2009

Dopo la joint-venture siglata con Chrysler nei giorni scorsi, la Fiat sta vagliando tutte le possibilità per creare un’immagine forte negli Stati Uniti. Una di queste è il probabile ingresso della casa torinese nella IndyCar come fornitrice di motori. Gli organizzatori della competizione nordamericana stanno preparando una piccola rivoluzione nei loro regolamenti, più che altro per limitare il monopolio di Honda che, attualmente, è l’unico motorista della IndyCar. Tra le case che, in questo periodo, si sono dimostrate interessate all’ingresso in questo campionato automobilistico ci sono il gruppo Volkswagen e, appunto, Fiat. Il debutto in IndyCar del gruppo italiano dovrebbe avvenire nel 2011 o al massimo nel 2012. Nello stesso periodo è atteso il ritorno negli USA dell’Alfa Romeo e non è escluso che proprio questo brand possa essere utilizzato sulle monoposte che adotteranno i propulsori sviluppati da Fiat Powertrain Technologies. A confermare l’interesse di Fiat nei confronti della IndyCar è stato Paolo Martinelli, vice-presidente FPT e in passato capo motorista della Scuderia Ferrari negli anni d’oro di Michael Schumacher. Per quanto riguarda, invece, la tipologia di propulsori da impiegare, i vertici della IndyCar stanno pensando a motori a quattro cilindri da due litri, dotati di iniezione diretta e sovralimentati con turbocompressore.
(Fonte: www.autoblog.it - 7/2/2009)
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Chrysler nomina Chiomenti Italian Counsel per la joint venture con Fiat

Monday, February 9, 2009

Prosegue il lavoro che porterà alla joint venture tra Fiat e Chrysler. La compagnia americana ha nominato lo studio Chiomenti, e nello specifico l’avvocato Filippo Modulo, quale italian counsel per l'operazione. Il team di Chiomenti, quindi, opererà al fianco di Chrysler assieme all’advisor Schulte Roth & Zabel. Per Fiat, invece, stanno agendo gli avvocati di Sullivan & Cromwell capitanati da Scott Miller. Sul fronte finanziario, la situazione appare più complessa. Per il momento sembra che la macchina del prestito bancario si sia fermata. Il primo febbraio, come si ricorderà, Fiat sembrava a un passo dall'ottenere una maxi linea di credito da parte di un pool di banche guidato da Intesa Sanpaolo. Enrico Salza aveva in proposito dichiarato: «Mancano solo dettagli tecnici». L’entità della cifra non è mai stata ufficializzata anche se da più parti si parlava di 2 o 3 miliardi. Sul deal sarebbero impegnati i team legali di Allen & Overy (per le banche) e di Clifford Chance (per Fiat). Ma l’operazione si troverebbe in una fase di stallo a causa della estrema cautela di uno degli istituti impegnati nella sindacazione del prestito che, qualora dovesse essere erogato, rappresenterebbe senza dubbio la più importante operazione di Banking in questa stagione di assoluto credit crunch.
(Fonte: www.toplegal.it - 9/1/2009)
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Fiat promossa da Merrill Lynch, la Borsa premia il Lingotto

Friday, February 6, 2009

Merrill Lynch ha aggiunto il Gruppo Fiat alla sua lista di titoli preferiti in Europa citando "la valutazione da default" del gruppo torinese. Grazie a "migliori margini, un miglior management e un debito piu' contenuto, Fiat non si trova nella stessa difficile situazione del 2002-2003", scrivono gli analisti di Merrill Lynch in una nota, "eppure il prezzo dell'azione è inferiore". Insomma, comprare ora potrebbe essere un buon affare. Merrill sottolinea come solo "una piccola parte del debito industriale di Fiat scadrà nel 2009 ed è più che coperto dai 2,8 miliardi di euro di cassa industriale e dai probabili flussi di cassa legata al working capital (capitale circolante netto, ndr)".
(Fonte: www.rainews24.it - 4/2/2009)
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FT: Fusione tutta francese tra Renault e PSA?

Thursday, February 5, 2009

L'alleanza tra Fiat e Chrysler ha innescato "ogni sorta di speculazione su una nuova e massiccia ondata di consolidamenti nel settore dell'auto", ma se la casa del Lingotto punta decisamente su una operazione internazionale, invece Oltralpe, in Francia "se la storia si ripeterà" è più probabile una soluzione domestica: una combinazione tra Renault e PSA. "E' il vecchio sogno di molti politici francesi, una fusione tutta francese", afferma l'editorialista del Financial Times Paul Betts, con un commento agli ultimi sviluppi nel settore auto del Vecchio Continente, nella sua rubrica European View. Nei giorni scorsi indiscrezioni della stampa transalpina hanno riferito che allo studio vi è una alleanza tra PSA e la tedesca Bmw. Un'ipotesi a cui Betts crede poco. "I recenti esempi di alleanze franco tedesche nell'industria sono stati poco incoraggianti", dice, citando l'esempio di Eads, il gruppo di difesa e aerospaziale che controlla Airbus. Ma c'è anche la tedesca Siemens, che ha appena deciso di defilarsi dalla sua joint venture sul nucleare con la francese Areva. In più, in Francia, proprio su Fiat c'è "un precedente storico", prosegue l'editorialista, sulla chiara preferenza dei politici per operazioni tutte francesi. Risale agli anni '70, quando il gruppo Michelin stava considerando di cedere la sua quota in Citroen per concentrarsi sui pneumatici. L'operazione venne bloccata dall'Eliseo, dove all'epoca c'era il generale De Gaulle, dice Betts. "Recentemente c'era stata molta speculazione sulla possibilità che Fiat e PSA stessero rafforzando i loro legami. Ma il gruppo di Torino, nella fretta di effettuare una mossa di consolidamento strategico, ha chiaramente percepito che era più semplice raggiungere un accordo con gli americani". E "se la storia si ripeterà", in Francia l'ipotesi "più probabile - conclude - è una fusione tutta francese tra Renault e PSA".
(Fonte: www.ft.com - 3/2/2009)
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I venditori Chrysler: "Dateci 500 e Bravo, in U.S.A. saranno un successo"

Wednesday, February 4, 2009

«Fiat 500 e Bravo le potrei vendere bene, aumenterei del 20% le consegne annue. Sì, le vorrei subito». Chuck Eddy, concessionario Chrysler, Dodge e Jeep dell'Ohio, non ha dubbi, anche se parla di auto che non conosce. Così, s'informa delle misure e dei prezzi: «Se restiamo fra i 18 e i 20 mila dollari - prosegue - queste si vendono eccome, da noi». Eddy è stato concessionario Alfa e Maserati e oggi è un dirigente dell'associazione dei dealers Chrysler: «Per noi l'accordo con la Fiat è perfetto: loro non hanno una rete di vendita negli Stati Uniti, quindi non rischiamo di farci concorrenza, mentre noi non abbiamo piccole macchine, quindi le Fiat sarebbero proposte originali nei nostri show room». Chuck Eddy e molti altri venditori Chrysler sono riuniti a New Orleans, insieme con alcune migliaia di colleghi di altre marche, per l'annuale Convention della Nada, l'associazione dei concessionari U.S.A. . Un'occasione ideale per tastare il polso di chi, domani, potrebbe seriamente vendere le Fiat in America. Wes Lutz, dealer Chrysler e Dodge del Michigan, vede le auto piccole come una necessità: «Gli americani continuano ad amare le grandi dimensioni, i Suv, ma è il governo di Washington che chiede di comprare auto piccole: noi dobbiamo adattarci. Sono convinto che prima o poi, qui da noi, la metà del mercato sarà composto da small cars. Insomma, l'accordo con gli italiani è prezioso». Mister Lutz è convinto che 500, Panda, Bravo e Grande Punto possano avere molto successo in Florida e in California, «dove il clima è più mite e dove, specie in California, l'attenzione all'ecologia è molto forte». Già, perché l'introduzione di small cars, più leggere e dai consumi contenuti, è la chiave per mettersi in regola con i severi standard in fatto di emissioni inquinanti. Una gamma che parte dalla piccola e parsimoniosa 500 («Abbiamo bisogno di auto da 40-50 miglia a gallone», scende nel dettaglio Lutz) è indispensabile per rispettare i limiti imposti dal governo. Chiediamo a Marshall Hebert, che vende Chrysler in Louisiana, se il marchio potrebbe avere importanza: in altri termini, meglio una Fiat 500 o una Chrysler 500? «Va bene anche il badge Fiat, purché arrivi presto! Anzi, tutto sommato, sarebbe pure meglio, perché un nuovo brand incuriosisce, richiama». A favore delle piccole con il marchio Fiat si schiera anche «JJ» Vigorito, quarta generazione di italiani in America, concessionaria nello stato di New York: «Penso che il brand Fiat stia bene sulle auto piccole: trasmette qualità. Ma è anche vero che per dare notorietà ai nuovi modelli occorreranno almeno sei mesi. E ci vorrà una grande campagna pubblicitaria». «Io ne so qualcosa - aggiunge il padre di «JJ», John Vigorito, che ha ceduto l'attività al figlio -, perché ai miei tempi ho faticato molto a vendere le Yugo, anche se devo ammettere che fra quelle auto, davvero sconosciute, e le Fiat di oggi c'è una bella differenza». Non è dello stesso avviso Wes Lutz, il quale ritiene che sarebbe meglio averle sì subito, ma con il marchio della Casa americana: «Per i miei clienti, la notorietà del nome è importante e qui i prodotti italiani sono assolutamente sconosciuti». Sulle attese della clientela, anche Marshall Hebert ha le sue idee: «Vedo in futuro il parco auto delle famiglie americane composto da un Suv e da una piccola auto. Con la benzina a quattro dollari il gallone la vita degli americani è cambiata e ora, anche se il pieno costa la metà, in molti si sono convinti che con una small car si possono risparmiare tanti dollari». I 3.285 dealers Chrysler sanno che dovranno aspettare un paio di mesi per sapere se l'accordo con Fiat andrà in porto. Intanto devono far fronte alle richieste del copresidente della loro Casa, Jim Press, che proprio qui a New Orleans, nel corso di un'animata riunione, ha chiesto ai suoi uomini della rete «almeno» 78 mila ordini per poter rimettere in moto la produzione. Ma i venditori fanno fatica a reagire alla crisi come vorrebbe il copresidente, visto che nell'insieme il loro stock, cioè le auto già parcheggiate nei piazzali delle concessionarie, è di quasi 400 mila unità.
(Fonte: www.corriere.it - 2/2/2009)
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WSJ: Marchionne conta di definire l'alleanza con Chrysler entro il 17 febbraio

Tuesday, February 3, 2009

Per Fiat, l'alleanza con Chrysler è «un biglietto della lotteria» che potrebbe non valere nulla se la casa automobilistica americana non si riprenderà. Lo ha detto l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne in un'intervista al Wall Street Journal. Nell'intervista, richiamata sulla home page del sito del quotidiano Usa, Marchionne afferma che Fiat darà a Chrysler la tecnologia per produrre piccole vetture a risparmio energetico in grado di rispondere ai nuovi requisiti federali di basso consumo. «Sviluppare questo know-how costerebbe a Chrysler 3 miliardi di dollari o più», ha detto Marchionne. Entro il 17 febbraio, Chrysler dovrà presentare al governo Usa il piano industriale nel quale si inserisce l'intesa con il produttore italiano. «Fiat sta facendo una corsa contro il tempo», scrive il Wall Street Journal, per passare al setaccio le operazioni di Chrysler «prima di andare avanti con la joint venture». Chrysler ha già ricevuto un prestito federale di 4 miliardi di dollari e ne chiede altri 3 miliardi. Stando ai termini del prestito federale, entro il 17 febbraio deve presentare un piano che dimostri come intende essere in grado di sopravvivere. Marchionne sottolinea che il gruppo torinese non prenderà soldi da Chrysler fino a quando il governo non sarà rimborsato. «Facciamo questo gratis», ha detto. L'alleanza con la Fiat ha infatti sollevato negli Stati Uniti interrogativi sulla possibilità che gli aiuti concessi a Chrysler si traducano in aiuti a una casa automobilistica straniera. Ma attraverso l'accordo Fiat punta a «far soldi»: «Non voglio avere per i prossimi 5 anni un 35% di niente… L'obiettivo è far soldi». Negli ultimi giorni Marchionne e altri dirigenti Fiat hanno discusso con le loro controparti della Chrysler per conoscere in profondità la casa americana «prima di procedere con un accordo vincolante». Fiat sta ancora analizzando le attività della Chrysler. L'accordo fra Fiat e Chrysler - scrive il Wall Street Journal - dipende dalle concessioni che la casa americana riuscirà a ottenere dai distributori, dai fornitori, dalle banche, dagli obbligazionisti e dai sindacati. La casa di Detroit ha già avviato i negoziati con la United Auto Worker, ha informato i fornitori della necessità di ridurre i prezzi e, probabilmente, chiederà ai titolari di obbligazioni di effettuare un'operazione di swap debt for equity.
(Fonte: http://online.wsj.com - 3/2/2009)

Dell'alleanza Fiat-Chrysler si occupa anche il New York Times in un'intervista parallela: «Il nuovo alleato Chrysler adotta un approccio pragmatico», è il titolo. Marchionne non fa promesse altisonanti ma dice: «Penso che Chrysler abbia tutti i prerequisiti per sopravvivere, ma come sarà tra due o tre anni? Non è che arriva la Fiat e Cenerentola si trasforma magicamente in qualcos'altro». E ancora: «Non facciamo questo perché siamo buoni samaritani. Siamo disposti a rischiare di investire tecnologia e tempo per aiutare Chrysler a tornare in vita e per portare valore agli azionisti Fiat». Marchionne, definito un «outsider» dell'establishment del business italiano, ha affermato che bisogna ristrutturare tutto quello che è necessario, anche se doloroso. «Con i prodotti giusti, Chrysler potrà far soldi con la sua quota dell'11% del mercato Usa», anche se le vendite del settore continuano a languire. E ha aggiunto che Fiat potrebbe prendere una quota di maggioranza della Chrysler se certi obiettivi saranno raggiunti. «Non chiediamo niente alla Chrysler. Non prenderemo i suoi soldi. Offriamo piattaforme, motori e una rete di distribuzione al di fuori del Nord America…. Davvero, il rischio è tutto nostro».
(Fonte: www.nytimes.com - 3/2/2009)
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PSA-BMW senza Fiat-Chrysler?

Monday, February 2, 2009

E' questa l'ipotesi avanzata oggi dal quotidiano francese "La Tribune". Fino a poche settimane fa le voci più insistenti su possibili nuove alleanze di PSA (Gruppo Peugeot-Citroen) guardavano verso Torino: almeno fino all'annuncio dell'entrata di Fiat nel capitale di Chrysler. Il matrimonio in vista per il produttore automobilistico francese, numero due in Europa dietro Volkswagen, sarebbe invece un altro. Con la tedesca BMW. Secondo "La Tribune", infatti, «una delegazione di BMW si è recata lo scorso 21 gennaio all'Eliseo, a Matignon (sede del primo ministro) e a Bercy (dove si trova il ministero dell'Economia) per incontrarvi alcuni consiglieri tecnici». Stamani PSA ha opposto un secco «no comment». I due gruppi già collaborano per la produzione dei motori a benzina 1,4 e 1,6 litri presenti nei modelli Peugeot 207 e 308 oltre che nelle Citroën C4 e C4 Picasso. BMW utilizza questi motori per le sue Mini. La casa francese, sul fronte strategico dei diesel, è strettamente alleata con Ford. Insieme producono quattro unità (1.4, 1.6. 2.0 e 2.2 litri) che girano sotto il cofano di decine di modelli di marche diverse da Volvo a Mazda. Anche tra Fiat e PSA esistono collaborazioni consolidate da tempo nel settore dei veicoli commerciali. PSA, che in un primo momento sembrava soffrire della crisi meno dei concorrenti, starebbe ora attraversando un periodo delicato. Nel 2008, secondo le prime stime, il gruppo francese avrebbe realizzato un margine operativo di appena l'1,8%. Ma a preoccupare è soprattutto il 2009: da qui a giugno la casa automobilistica ha già deciso di eliminare 3.550 posti di lavoro in Francia.
(Fonte: www.latribune.fr - 2/2/2009)
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